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Come si fanno le fasce prima dell'asta

Un'ora di lavoro che decide la serata. Cos'è una fascia, quanti nomi metterci, e come si usa davvero mentre l'asta corre e non c'è tempo di pensare.

8 min · Aggiornato agosto 2026

Una fascia è un gruppo di giocatori che per te valgono la stessa cosa. Non «sono forti uguale»: valgono la stessa cosa, cioè se non prendi il primo ti va bene il secondo allo stesso prezzo. È la differenza fra avere una preferenza e avere un piano.

Serve perché all'asta non c'è tempo di pensare. Quando un nome esce e i rilanci corrono, hai cinque secondi per decidere se salire ancora. Con le fasce quella decisione l'hai già presa a mente fredda; senza, la prendi con nove persone che ti guardano.

Il metodo, in un'ora

  1. Parti dal listone ordinato per quotazione, un reparto per volta.
  2. Traccia una riga dove secondo te cambia il livello: sopra i top, poi i semi-top, poi i titolari, poi chi riempie. Quattro o cinque fasce per reparto bastano.
  3. Dentro ogni fascia, scrivi i nomi in ordine di quanto li vuoi tu — non di quotazione.
  4. Accanto a ogni fascia scrivi un numero solo: il prezzo massimo che sei disposto a pagare per uno qualsiasi di quei nomi.
  5. Rileggi i numeri e sommali per una rosa intera. Se la somma sfora il budget, non hai finito: qualche numero va abbassato adesso, non durante l'asta.

L'ultimo passo è quello che salta sempre e l'unico che conta davvero. Fasce che sommate fanno settecento crediti su cinquecento non sono fasce: sono una lista dei desideri con dei numeri accanto.

Quanti nomi per fascia

Almeno tre, meglio cinque. Una fascia con due nomi si svuota in dieci minuti e ti lascia scoperto; una con dieci non è una fascia, è di nuovo il listone. La regola pratica: dopo che i primi due sono andati via, devi ancora avere qualcuno che ti va bene allo stesso prezzo.

RepartoFasceNomi per fascia
Portieri33–4
Difensori45–6
Centrocampisti55–6
Attaccanti54–5

Il prezzo massimo, e perché è uno solo

Il numero accanto alla fascia vale per tutti i nomi dentro. Sembra grossolano ed è il punto: se sei disposto a pagare quarantacinque per Tizio e quaranta per Caio, allora non sono nella stessa fascia. Costringersi a un numero solo obbliga a decidere prima quello che altrimenti si decide sotto pressione.

Da dove esce il numero? Dalla quotazione moltiplicata per i crediti che girano nella tua lega. Se la lega ha dieci squadre e cinquecento crediti, i crediti in circolazione sono circa il doppio della somma delle quotazioni comprate: un giocatore da venti ne costerà quaranta. Il conto è su ogni scheda giocatore, già fatto.

Come si usa mentre l'asta corre

Le fasce si leggono al contrario di come si scrivono. Durante l'asta non guardi il nome: guardi il prezzo. Quando il rilancio supera il numero della fascia, esci — anche se il nome ti piace, anche se lo prende quello antipatico. Il nome dopo nella stessa fascia arriverà, e a meno.

L'unica eccezione onesta è la fine del reparto: quando i nomi rimasti in fascia sono meno degli slot che ti restano, il prezzo massimo sale, perché l'alternativa non è più un altro nome ma uno slot riempito a un credito. Vale la pena averlo deciso prima anche questo.

Le fasce non sono previsioni

Nessuna fascia indovina chi farà venti gol. Servono a un'altra cosa: a non pagare quaranta un giocatore che a quarantacinque avresti lasciato, e a non restare senza centrocampisti perché i tre che volevi sono andati via nello stesso quarto d'ora. È gestione del rischio, non chiaroveggenza — ed è il motivo per cui funzionano anche gli anni in cui le previsioni sbagliano tutte.

Chi vuole partire da una base già ordinata trova le graduatorie per reparto con quotazione, fascia e prezzo atteso già calcolati: le fasce si aggiustano da lì, invece di partire dal foglio bianco.